19 Febbraio 2026, di Anna Fabi – PMI.it
Commettere un illecito ambientale in azienda comporta gravi rischi penali, ma il legislatore offre un’ancora di salvezza per le violazioni minori che non hanno causato un danno effettivo all’ecosistema. Mettendosi in regola e adempiendo a specifiche prescrizioni tecniche, le imprese possono estinguere il reato pagando una sanzione ridotta. La procedura ha un costo di istruttoria da rimborsare agli enti di controllo, per il quale è previsto un tariffario nazionale.
Come funziona l’estinzione del reato ambientale
Il meccanismo è regolato dalla Parte VI-bis del Testo Unico Ambientale (D.Lgs 152/2006). Quando un organo di vigilanza rileva una contravvenzione ambientale sanabile, impartisce all’azienda una “prescrizione”, indicando esattamente le opere da eseguire per ripristinare la legalità.
Se l’azienda esegue i lavori nei tempi previsti, l’ente tecnico specializzato (generalmente le agenzie del sistema SNPA, come ARPA o APPA) rilascia una “asseverazione“, un documento che certifica la corretta esecuzione delle opere. A quel punto, l’impresa paga una sanzione amministrativa pari a un quarto del massimo dell’ammenda penale prevista per quel reato, e il procedimento penale si estingue definitivamente. Le nuove regole appena pubblicate dal Ministero vanno a quantificare esattamente quanto costa all’impresa il lavoro dei tecnici pubblici che redigono e asseverano queste carte.
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 38/2026, infatti, il Ministero dell’Ambiente ha fissato il tariffario unico per queste pratiche, mettendo fine alle differenze regionali.
Il nuovo tariffario per asseverazioni e prescrizioni
Il decreto ministeriale dell’8 ottobre 2025, entrato in vigore a febbraio 2026, stabilisce importi fissi basati sul costo effettivo delle risorse impiegate dagli enti del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. I costi che l’ente accertatore addebiterà all’azienda contravventrice sono i seguenti:
- 255 euro per la singola attività di asseverazione tecnica;
- 322 euro per la redazione e il rilascio della prescrizione iniziale;
- 92 euro per la verifica documentale della prescrizione, applicabile nei casi di ammissione al pagamento per condotta già esaurita o per adempimento spontaneo.
Se l’ente redige sia la prescrizione iniziale sia l’asseverazione finale, i due importi (322 euro e 255 euro) andranno sommati, portando il costo istruttorio di base a 577 euro.
I limiti massimi a tutela delle imprese
Per evitare che i costi burocratici diventino insostenibili o sproporzionati rispetto alla gravità del fatto, il decreto introduce una clausola di salvaguardia molto rigorosa a tutela delle PMI. Il totale degli importi richiesti per l’istruttoria non potrà mai superare una percentuale fissa calcolata sulla sanzione amministrativa principale (quella pari a un quarto del massimo dell’ammenda penale). Nello specifico, il tetto massimo è fissato al:
- 10% della sanzione, nel caso in cui l’ente debba redigere sia la prescrizione che l’asseverazione tecnica;
- 7% della sanzione, qualora l’ente sia chiamato a svolgere una sola delle attività (solo asseverazione, solo prescrizione, o solo verifica a posteriori).
Le modalità di riscossione
A livello pratico, l’azienda non dovrà impazzire tra mille bollettini. La norma stabilisce che sia l’ente accertatore (ad esempio i Carabinieri Forestali o la Polizia Locale) a riscuotere l’intero importo dovuto per la pratica, anche per conto dell’ente tecnico specializzato (come l’ARPA) che ha redatto l’asseverazione. Sarà poi l’ente accertatore a trasferire le somme di competenza ai tecnici entro 30 giorni dall’avvenuto incasso, semplificando notevolmente i flussi di cassa per le imprese coinvolte.